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Piano. Con “@Pontifex_italia” c’è modo che qualche arrembante giornalista ci scivoli
Hanno hackato il profilo del sommo. Si lolla duro.
(via isolavirtuale)
Perché postare foto vecchie per comunicare emozioni nuove, nel mondo dell’immagine-flusso, dell’immagine-sensazione, non è previsto. E’ anomalo. Averlo fatto tradisce la condizione di “immigrato digitale” e non di nativo del Web del pur giovane attento Obama. Per la sua generazione, che sotto questo aspetto è anche la mia, le fotografie durano nel tempo, sono un deposito di emozioni tesaurizzate e stabili. Nessun problema per noi a riutilizzarle anche dopo mesi, a riattualizzarle se il loro “significato fondamentale” è ancora valido.
Ma per la generazione Instagram no. Quel che scorre nelle vene dei social network dev’essere un impulso del momento, una proiezione appena meno fugace di uno stato fugace. Non esistono nella nuova condivisione emozioni e sensazioni “in differita”, non esistono immagini “riattualizzabili”. Niente icone immortali sui social network, solo le sensazioni-immagine intense e fragili dell’attimo fuggente.
Quel che si condivide su Twitter, su Facebook, è un’immagine-gesto, e come questo dev’essere istintivo e non premeditato. Un gesto che non è spontaneo, può essere solo un gesto recitato. Attenti politici, la comunicazione Web è una lama sottile, si si possono tagliare le dita.
Ma è vecchio l’abbraccio di Barack – Fotocrazia - Blog - Repubblica.it
Questa cosa sarebbe da riflettere non poco
This is now the most retweeted tweet of all time.
The anatomy of Twitter.
effettivamente da poco spazio all’immaginazione.
Nel mentre che metà paese è sotto shock per le scosse e le vittime del terremoto nel modenese, c’è chi pensa bene di approfittare di un’opportunità di ribalta a bassissimo costo. Trasformare un problema in opportunità, si dice.
Come? Sfruttando l’attenzione e l’hashtag #terremoto, inevitabilmente trending topic su Twitter, per veicolare messaggi promozionali.

La “soluzione” per gli amici di Groupalia è mollare tutto e scappare a Santo Domingo! Eggià perché il link punta ad un’offerta irripetibile per Samanà, che, ironia della sorte, non è poi coì distante da Haiti..
Un tweet infelice e surreale, immagino pensato come una battuta azzardata, è diventato un enorme boomerang con migliaia di critiche ed insulti a chi ha pubblicato il messaggio.

Tanto che l’azienda è stata costretta a tornare sui suoi passi, cancellando il tweet e pubblicando un messaggio di scuse. Troppo poco secondo molti, che chiedono un impegno più concreto per dimostrare il rimorso per il messaggio.

L’azienda di prodotti sportivi Brux ha la soluzione contro il fastidioso problema delle vibrazioni. Poco importa se son quelle di una gita in moutain bike o quelle di una scossa di Magnitudo 6. Non mette hashtag (guardando il profilo c’è anche il dubbio che non sappia come si fa). Senza link non si capisce neppure a cosa si riferisce.

Infine i geni di Prenotable che suggeriscono di esorcizzare la paura con un bel pranzetto. E un bel chissenefrega delle scosse, delle vittime e dei disagi. Vieni in uno dei nostri 800 ristoranti!
Ora lascio ad ognuno le riflessioni sul buon senso di inserirsi in una situazione di emergenza per farsi belli e piazzare la propria offerta, auto-generando come dice Roberta una crisi al proprio Brand.
Per quanto riguarda l’utilizzo “abusivo” dell’hashtag #terremoto questi messaggi son da condannare al pari di quelli delle persone che postano battute, doppi sensi, informazioni non verificate, con la conseguenza di sporcare un canale di comunicazione che diventa importante per gestire al meglio le emergenze.
Update: tutti gli account si sono scusati dei messaggi. Ma ripeto, più che i mea culpa servirebbero azioni concrete.
Twitter non esiste: Mariangela Vaglio sul “caso” Michele Serra e Twitter
il limite della ri-contestualizzazione
Se si tratta di Twitter vai su impostazioni e a fondo pagina trovi Disattiva il mio account.
Se è tumblr vai su Preferenze e a fondo pagina trovi Elimina il tuo account.
Chiaramente per entrambi devi essere loggato.
In questi giorni in cui nessuno, me incluso, sa scrivere qualcosa di diverso da regali-crisi-classifiche, come sempre mi soffermo sulle parole.
Parole che erano lì da tempo ma sempre usate con parsimonia, ecco che di colpo entrano nei discorsi, e guai a non saperle maneggiare con disinvoltura. TWITTER è la parola dell’anno (in ex equo con SPREAD).
Coincide con l’esplosione degli smartphone (iPhone e Blackberry), anche se non è necessario averli per “twittare” o spiare le celebrità parlare dei loro ombelichi. Perché fanno solo quello. Parlano di sé e della promozione di sé, a meno che siano attivi socialmente e allora parlano solo dei massimi sistemi. E’ come se non ci fosse mai un equilibrio, e anche questo è segno di quanto poco sappiamo maneggiare il mezzo.
In America Twitter è usato soprattutto dai giovanissimi, mentre da noi sono soprattutto ultra quarantenni che hanno il poster di Steve Jobs. E sono pochissime le star di Twitter che hanno meno di 30 anni. Ci entra al pelo il mio amico Giuliano dei Negramaro.
Per il resto, simpatiche carampane come me.
Un’altra dimostrazione di quanto lo conosciamo ancora poco, è che lo paragoniamo continuamente a Facebook, e ci ostiniamo a capirlo parlando dell’altro.