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Tommaso Sorchiotti è Creative Digital Strategist o, se volete, Social Media Activist, che di per se non significa niente ma funziona sempre in riunione con i clienti.
Il ragazzo è sveglio, si applica e studia - come dicevano i suoi insegnanti a scuola - e si occupa di Digital, Branding e Social Media.
Profeta del Microblogging, del Personal Branding e del Geolocal in Italia e a detta di molti *primo tumblero italiano*, cerca di diffondere la Cultura della Rete come docente, autore, relatore, consulente.
Tommaso ha l'ambizione di arrivare prima degli altri sui Nuovi Trend di Internet e spesso, non si sa come, ci riesce.
E' connesso ad Internet per soli tre quarti della sua giornata. Cosa faccia nel resto del tempo non si sa.
Adora la cucina etnica, i cani, far sorridere le persone e sorridere quando è solo, la tecnologia hackerabile, le passeggiate nel bosco e le ciaspolate di notte, le serie tv americane, gli sport estremi che poi tanto estremi non sono, lo snowboard, il surf, il kitesurf e le tavole del genere, le sfide, le persone presuntuose e ambiziose.
Non sopporta i gattini ed Hello Kitty in particolare, le attese e le file (non più: ho trovato il trucco!), i suoni gutturali, il disordine, i superficiali e gli ipocriti, quelli che gli dicono come fare le cose, le bionde svampite e chi scrive male il suo nome.

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#SpanishRevolution

Quando rifletteremo su questo secolo ciò che ci sembrerà più grave non saranno le azioni dei violenti, ma lo scandaloso silenzio delle “brave” persone!

Un ottimo filmato che racconta cosa sta succedendo in Spagna. Da vedere e capire.

Apartitica, popolare, contagiosa, contraria alla violenza, trasversale, incazzata. Una protesta che non accenna a diminuire. E che i media italiani continuano preventivamente a censurare. Al solito la Rete ribalta il flusso di informazioni.

Si può essere rivoluzionari senza usare la violenza, incendiare e saccheggiare?

I giovani partiti da piazza Cataluña proseguono la loro protesta. La polizia non sa come reprime questi “non violenti”. Non ci sono procedure contro le rivolte pacifiche in piazza. I deputati socialisti spagnoli prendono le distanze da questa gente e il quotidiano (di sinistra) El Pais ha definito le loro azioni una pericolosa deriva antidemocratica.

Due articoli che fanno il punto ed evidenziano importanti elementi:

Dove vanno gli indignados? di MANUEL CASTELLS

I riprovevoli incidenti davanti al parlamento della Catalogna (il 15 giugno, durante una manifestazione degli «indignados» di Barcellona, vi furono scontri tra la polizia e alcuni gruppi, ndt), nel cui svolgimento è da chiarire la possibile provocazione di poliziotti infiltrati ripresi da un video, non possono cancellare la questione che gli «indignados», con ampio appoggio sociale, hanno posto alle istituzioni politiche. Ora sembra che il fatto grave siano le tribolazioni dei deputati, non il comportamento della classe politica che è all’origine dell’indignazione. Aggressività e violenza non sono solo atti condannabili, ma anche stupidi, perché possono delegittimare una protesta e un dibattito di grande profondità. Ma se c’è un’aspirazione sincera di dialogare con chi ha il coraggio di porre nella strada quel che molti pensano dentro casa loro, bisogna isolare i pochi energumeni e prendere sul serio un movimento che è esplicitamente non violento e che ha messo al bando le aggressioni. Cominciando con l’investigare su quel che è accaduto esattamente di fronte al Parlamento.

e “La primavera spagnola degli indignados (e non solo)" di LUCA PAKAROV

Semplicemente gente normale, normalissima, incazzatissima. E’ incredibile come si perpetui un certo tipo di domande senza mai chiedersi: cosa sta facendo la politica e l’economia per rispondere a tanto malessere? Dove sono i governi e i governatori dei massimi sistemi che dovrebbero rispondere al popolo? Certo, uno va a Barcellona e vorrebbe almeno dare qualche pezzetto di pane ai piccioni di piazza Cataluña ma si ritrova con i primi indignados, i volatili, questi sorci dell’aria a cui è stata tolta la casa e che planano minacciosi ad altezza uomo ma la battaglia, la loro almeno, è bella che persa. Infatti i primi con cui riesco a parlare sono due sposini italiani che vivono in cima ad un albero della piazza. Si sono costruiti la mitica casa sull’albero che tutti almeno una volta, da piccoli, abbiamo desiderato, solo che mai avremmo pensato che potesse essere al centro di una metropoli. Che ci fate lì? Chiedo. Come che ci facciamo? Per come va il mondo, no? Rispondono. Perché come va il mondo? Insisto. Male, non lo vedi che il mondo va male? Sì, ok, ma potreste essere appena più concreti? Senti bello, abbiamo da fare – il tipo sta rollando una canna – chiedi a qualcun altro. Cerco per un attimo di immaginare uno scenario del genere a piazza Duomo a Milano o a San Giovanni ma francamente, con tutta la fantasia di questo mondo, non ce la faccio.

e ancora

In Spagna oggi tira un vento di liberazione, di anni ’70, di entusiasmo ed emozioni. Anche i sentimenti si mettono a ballare come pazzi. Siamo in gioco, completamente.