@Tommaso | .Questo non è un Blog.



Tommaso Sorchiotti è Creative Digital Strategist o, se volete, Social Media Activist, che di per se non significa niente ma funziona sempre in riunione con i clienti.
Il ragazzo è sveglio, si applica e studia - come dicevano i suoi insegnanti a scuola - e si occupa di Digital, Branding e Social Media.
Profeta del Microblogging, del Personal Branding e del Geolocal in Italia e a detta di molti *primo tumblero italiano*, cerca di diffondere la Cultura della Rete come docente, autore, relatore, consulente.
Tommaso ha l'ambizione di arrivare prima degli altri sui Nuovi Trend di Internet e spesso, non si sa come, ci riesce.
E' connesso ad Internet per soli tre quarti della sua giornata. Cosa faccia nel resto del tempo non si sa.
Adora la cucina etnica, i cani, far sorridere le persone e sorridere quando è solo, la tecnologia hackerabile, le passeggiate nel bosco e le ciaspolate di notte, le serie tv americane, gli sport estremi che poi tanto estremi non sono, lo snowboard, il surf, il kitesurf e le tavole del genere, le sfide, le persone presuntuose e ambiziose.
Non sopporta i gattini ed Hello Kitty in particolare, le attese e le file (non più: ho trovato il trucco!), i suoni gutturali, il disordine, i superficiali e gli ipocriti, quelli che gli dicono come fare le cose, le bionde svampite e chi scrive male il suo nome.

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Dal momento che tra i lettori di questo tumblr, ce ne sono diversi con qualche problema a disiscriversi dal molestissimo Twoo, invito la lettura del presente articolo del sempre utile Salvatore Aranzulla.

Instagram, il social network per la condivisione di foto acquistato da Facebook, ha appena modificato le regole sulla privacy che entreranno in vigore dal 16 gennaio e fanno già molto discutere. Infatti il sito potrà usare le foto degli utenti per inserzioni pubblicitarie senza chiedere il permesso e condividerà tutte le informazioni degli utenti con Facebook.

Il New York Times riassume per punti le nuove regole:
1. Instagram potrà condividere informazioni con Facebook e inoltre con altri partner e inserzionisti.
2. Le foto degli utenti potranno apparire in una pubblicità senza che il proprietario sia avvertito.
3. Nessuna norma regola l’uso del social network da parte di minorenni, perché secondo la società se un adolescente usa Instagram molto probabilmente un adulto ne è a conoscenza.
4. Le pubblicità non saranno identificabili come tali.
5. L’unico modo per non aderire alle nuove regole è cancellare il proprio account.

Le nuove regole non varranno per le foto condivise prima del 16 gennaio.

Non so se è un’infatuazione temporanea - per altro contagiosa - o se è qualcosa di più; ma da un po’ di tempo ogni volta che apro Pinterest scopro qualcosa, mi emoziono, trovo cose bellissime che vorrei realizzare, o aver realizzato, io.

Sarà per l’ispirazione nelle piccole cose, per il mio interesse nella comunicazione del fashion o nella facilità di trovare contenuti che altri servizi non mi mostrano così semplicemente, ma più uso Pinterest e più mi diverto. Un po’ come è stato per Tumblr. E forse anche per questo è considerato tra i social network più interessanti da tenere sott’occhio nel 2012.

Cercando altre opinioni con why I love pinterest ho scoperto che esistono tanti validi motivi per amare questo servizio, così come sono differenti gli usi che si possono fare. L’invito è ancora una volta quello di provarlo. Io sono qua. Se serve un invito non avete che da chiedere.

Dunbar isn’t the only one who believes that managing relationships on a large scale is impossible. In 2009, sociologist Gerald Mollenhorst concluded a long-running study looking at how we manage our real-world social networks. Over the course of seven years, we replace 48 percent of our friends with new ones, Mollenhorst found, though the total number in our network never changes. In other words, there’s only so much room for new people in your life. And you’re certainly not replacing one of your IRL friends—who actually knows you—with some random person who started following you on Twitter.

Facebook: Personal Branding Made Easy

Nel giro di 7 anni rimpiazziamo il 48% dei nostri amici con gente conosciuta in Rete.

Ciò che si è acquistato è una rete, non una “comunità”. E le due cose, come si scoprirà prima o poi (a condizione, naturalmente, di non dimenticare, o non mancare di imparare, che cosa sia la “comunità”, occupati come si è a crearsi reti per poi disfarle), si rassomigliano quanto il gesso e il formaggio. Appartenere a una comunità costituisce una condizione molto più sicura e affidabile, benché indubbiamente più limitante e più vincolante, che avere una rete. La comunità è qualcosa che ci osserva da presso e ci lascia poco margine di manovra: può metterci al bando e mandarci in esilio, ma non ammette dimissioni volontarie. Invece la rete può essere poco o per nulla interessata alla nostra ottemperanza alle sue norme (sempre che una rete abbia norme alle quali ottemperare, il che assai spesso non è), e quindi ci lascia molto più agio e soprattutto non ci penalizza se ne usciamo. Però sulla comunità si può contare come su un amico vero, quello che “si riconosce nel momento del bisogno”.

L´area della privacy si trasforma così in un luogo di carcerazione, e il proprietario dello spazio privato è condannato a cuocere nel suo brodo, costretto in una condizione contrassegnata dall´assenza di avidi ascoltatori bramosi di estrarre e strappare i nostri segreti dai bastioni della privacy, di gettarli in pasto al pubblico, di farne una proprietà condivisa da tutti e che tutti desiderano condividere. A quanto sembra non proviamo più gioia ad avere segreti, a meno che non si tratti di quel genere di segreti in grado di esaltare il nostro ego attirando l´attenzione dei ricercatori e degli autori dei talk-show televisivi, delle prime pagine dei tabloid e delle copertine delle riviste su carta patinata.

Il trionfo dell’esibizionismo nell’era dei social network, Zygmunt Bauman

La traduzione di un bellissimo pezzo del sommo Bauman sullo stato attuale e diffuso di rete all’interno dei socialnetwork. Da leggere tutto d’un fiato.

imgfave:

discovered on imgfave.com (social image bookmarking)

My Social Map

Prendendo spunto da quanto fatto dal blogger francese Le Meur qualche giorno fa, nel week end ho provato anch’io a creare la mia mappa sociale.

Ho cercato di appuntare tutti i servizi online che sono diventati importanti e costanti nella mia vita online. Ne esistono altri che uso più o meno regolarmente, ma che non sono così “unici” per me.

Tralasciando il fatto che un bambino di 6 anni disegna meglio di me, sto ragionando sulla mappa per evidenziare alcuni punti:

  • Gran parte della mia socialità passa per il browser. Skype e Twhirl a parte, tutti gli altri servizi li uso attraverso Firefox.
  • Le conversazioni portano gente. Se dovessi elencare il servizio nel quale avvengono le conversazioni più interessanti sarei in difficoltà. Le discussioni si muovono all’interno di questi (ed altri) servizi trascinando le persone dietro. Blog, microblog, social network e social sharing si alternano e combinano per permettere alla gente di esprimersi.
    Sarebbe interessante capire come un evento virale (non me ne voglia nessuno) come il video di Luca Luciani (Napoletone a Waterloo per intenderci) si sia diffuso nei vari media sociali. Marco ha fatto un’analisi limitatamente ai blog. Probabilmente coinvolgendo altri strumenti sarebbe emerso che la gente ha scelto di utilizzarli perché rispondevano meglio alla natura della replica (un twit per una battuta o un commento al video, piuttosto che un’analisi con un post strutturato)
  • In ogni servizio c’è un numero di contatti che si ripete. Si tratta di persone con cui c’è una relazione o un’affinità di gusti per cui si decide bilateralmente (spesso in maniera inconscia) di essere amici in ogni servizi che si condivide.
  • Qual’è il nucleo della mia socialità? E’ il blog lo strumento che mi rappresenta meglio? Non so. A volte, lasciando commenti all’esterno, mi è capitato di firmarmi non con l’url del blog (o di questo tumblr) ma utilizzare il profilo su alcuni servizi, per invitare le persone a conversazioni simili o attinenti. E’ ipotizzabile in futuro che le persone si riconoscano meglio con altri strumenti rispetto al blog? Immagino persone che si firmano linkando al proprio profilo su un aggregatore, che comprende più di un profilo, piuttosto che al “solo” blog.
  • Non esiste un servizio lifestream che fa per me. Problema mio? Forse. Ma gli esistenti non mi offrono alcun vantaggio per spingermi ad utilizzarli con costanza.


Questo è tutto (x ora :)