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Tommaso Sorchiotti è Creative Digital Strategist o, se volete, Social Media Activist, che di per se non significa niente ma funziona sempre in riunione con i clienti.
Il ragazzo è sveglio, si applica e studia - come dicevano i suoi insegnanti a scuola - e si occupa di Digital, Branding e Social Media.
Profeta del Microblogging, del Personal Branding e del Geolocal in Italia e a detta di molti *primo tumblero italiano*, cerca di diffondere la Cultura della Rete come docente, autore, relatore, consulente.
Tommaso ha l'ambizione di arrivare prima degli altri sui Nuovi Trend di Internet e spesso, non si sa come, ci riesce.
E' connesso ad Internet per soli tre quarti della sua giornata. Cosa faccia nel resto del tempo non si sa.
Adora la cucina etnica, i cani, far sorridere le persone e sorridere quando è solo, la tecnologia hackerabile, le passeggiate nel bosco e le ciaspolate di notte, le serie tv americane, gli sport estremi che poi tanto estremi non sono, lo snowboard, il surf, il kitesurf e le tavole del genere, le sfide, le persone presuntuose e ambiziose.
Non sopporta i gattini ed Hello Kitty in particolare, le attese e le file (non più: ho trovato il trucco!), i suoni gutturali, il disordine, i superficiali e gli ipocriti, quelli che gli dicono come fare le cose, le bionde svampite e chi scrive male il suo nome.

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In questo periodo sto lavorando su:
#Selfie - #BigData - #SocialFunnel - #SocialMediaPolicy - #LeadGeneration - #ExecutiveBranding - #Mobile - #App
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Di solito, a questo punto del ragionamento, si usa un argomento abbastanza semplice e, intuitivamente, efficace: ce l’abbiamo con la Germania, e con Angela Merkel in particolare, perché ci obbliga a fare sacrifici inaccettabili.

A chi argomenta così vorrei ricordare che non è colpa dei tedeschi se l’Italia ha maturato duemila miliardi di Euro di debito pubblico (il grosso accumulato negli ultimi trenta anni), che non è colpa di Angela Merkel se gli italiani hanno votato Silvio Berlusconi premier per tre volte in quattordici anni (1994, 2001, 2008: tre scelte coscienti, a intervalli regolari fissi), che non è colpa della sinistra germanica se quella italica non ha saputo (non ha voluto?) creare una legge rigidissima sul conflitto di interessi, che non è colpa del Bundestag se il Parlamento italiano non fa le riforme di cui parla da decenni, che non è colpa delle imprese tedesche se quelle italiane esigono crediti da anni dalla Pubblica Amministrazione e, soprattutto, che non è colpa della Germania se questa lista potrebbe andare avanti con una serie infinita di esempi comparati dello stesso tipo.

Insomma, prima di prendercela coi tedeschi prendiamocela con la nostra classe politica e non dimentichiamoci mai che a eleggere i politici che ci governano siamo noi. Quindi, quando lavorano male, è anche colpa nostra, specie se siamo recidivi nelle scelte.