@Tommaso | .Questo non è un Blog.



Tommaso Sorchiotti è Creative Digital Strategist o, se volete, Social Media Activist, che di per se non significa niente ma funziona sempre in riunione con i clienti.
Il ragazzo è sveglio, si applica e studia - come dicevano i suoi insegnanti a scuola - e si occupa di Digital, Branding e Social Media.
Profeta del Microblogging, del Personal Branding e del Geolocal in Italia e a detta di molti *primo tumblero italiano*, cerca di diffondere la Cultura della Rete come docente, autore, relatore, consulente.
Tommaso ha l'ambizione di arrivare prima degli altri sui Nuovi Trend di Internet e spesso, non si sa come, ci riesce.
E' connesso ad Internet per soli tre quarti della sua giornata. Cosa faccia nel resto del tempo non si sa.
Adora la cucina etnica, i cani, far sorridere le persone e sorridere quando è solo, la tecnologia hackerabile, le passeggiate nel bosco e le ciaspolate di notte, le serie tv americane, gli sport estremi che poi tanto estremi non sono, lo snowboard, il surf, il kitesurf e le tavole del genere, le sfide, le persone presuntuose e ambiziose.
Non sopporta i gattini ed Hello Kitty in particolare, le attese e le file (non più: ho trovato il trucco!), i suoni gutturali, il disordine, i superficiali e gli ipocriti, quelli che gli dicono come fare le cose, le bionde svampite e chi scrive male il suo nome.

Per saperne di più potete guardare qua

Il modo più semplice per contattarlo è l'e-mail


In questo periodo sta lavorando su:
#Selfie - #BigData - #SocialFunnel - #SocialMediaPolicy - #LeadGeneration - #ExecutiveBranding - #Mobile - #App
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…Così Claudia ha deciso di provare ad andare a vedere di persona: per raccontarlo su Twitter. Si è fatta due conti e ha stilato un preventivo preciso, voce per voce: per stare lì un mese le servono 2600 euro. E li ha chiesti alla rete.
Ha aperto un profilo sul sito www.produzionidalbasso.it e ha messo in vendita quote di 10 dollari. Ora, una delle cose che si dice sempre è che la gente non è disposta a pagare per avere informazioni online, che la rete è il regno del tutto gratis.
Non a caso un esperimento di giornalismo finanziato dal basso (“Spot Us”) un paio di anni fa è silenziosamente fallito.

E invece nel giro di un paio di giorni @tigella ha raccolto 1.160 euro (fino a venerdì 10 febbraio, ndr): sono tante centosedici quote per mandare una non-giornalista a raccontare un evento planetario.
Sono lettori che hanno scelto di pagare non un giornale la mattina, ma il modo di vedere le cose, di lavorare e di raccontarle su Twitter di una persona precisa che si è meritata la fiducia degli altri. Sono la prova che questo mestiere sta davvero cambiando in maniera radicale.
E se facciamo i giornalisti dobbiamo sbrigarci a capirlo.

Se invece siete solo lettori, beh, preparatevi a finanziare il reportage del vostro inviato preferito.