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Una delle notizie più discusse della scorsa settimana è la nomina di Marissa Mayer quale nuovo vertice di Yahoo! dopo la sua felice esperienza nell’ex competitor Google.
Mentre nel resto del globo si parlava di quanto potesse fare miss Mayer per Yahoo!, nel nostro paese dobbiamo ancora riprenderci dal shock di vedere una *donna* *in cinta* che *non ha ancora 40 anni* come responsabile di una tra le più gloriose net-company.
In Rete la nomina è stata presa generalmente bene, specie dagli utenti storici di Yahoo!, fiduciosi nel nuovo corso.
In particolare diversi utenti di Flickr, servizio di proprietà di Yahoo!, hanno chiesto a gran voce che Marissa “aggiustasse” il servizio di photo sharing:
Is she going to fix Flickr? That’s the only part of Yahoo that I even know exists without having to look it up. I keep a ton of pictures and videos there, and I would love it if Flickr could thrive.
La richiesta è così calda e condivisa che in poche ore un utente ha realizzato questa pagina DearMarissaMayer.com, che essenzialmente chiede la stessa cosa e permette ad ognuno di condividere la richiesta nei propri network con l’hashtag #dearmarissamayer:

(in questo momento la pagina ha 24.000 tweet e 13.000 condivisioni su Facebook)
Appello che in poco tempo sembra aver già dato un risultato. Flickr ha risposto “alla Internet” in breve tempo creando questa pagina Flickr.com/DearInternet, invitando le persone a candidarsi per aiutare Flickr a soddisfare le richieste dei suoi utenti di un servizio nuovamente eccezionale.

Al di là dei numeri, mi sembra una bell’approccio e una grande iniezione di fiducia di cui Yahoo! e i suoi utenti hanno tanto bisogno.
Ciò che si è acquistato è una rete, non una “comunità”. E le due cose, come si scoprirà prima o poi (a condizione, naturalmente, di non dimenticare, o non mancare di imparare, che cosa sia la “comunità”, occupati come si è a crearsi reti per poi disfarle), si rassomigliano quanto il gesso e il formaggio. Appartenere a una comunità costituisce una condizione molto più sicura e affidabile, benché indubbiamente più limitante e più vincolante, che avere una rete. La comunità è qualcosa che ci osserva da presso e ci lascia poco margine di manovra: può metterci al bando e mandarci in esilio, ma non ammette dimissioni volontarie. Invece la rete può essere poco o per nulla interessata alla nostra ottemperanza alle sue norme (sempre che una rete abbia norme alle quali ottemperare, il che assai spesso non è), e quindi ci lascia molto più agio e soprattutto non ci penalizza se ne usciamo. Però sulla comunità si può contare come su un amico vero, quello che “si riconosce nel momento del bisogno”.
L´area della privacy si trasforma così in un luogo di carcerazione, e il proprietario dello spazio privato è condannato a cuocere nel suo brodo, costretto in una condizione contrassegnata dall´assenza di avidi ascoltatori bramosi di estrarre e strappare i nostri segreti dai bastioni della privacy, di gettarli in pasto al pubblico, di farne una proprietà condivisa da tutti e che tutti desiderano condividere. A quanto sembra non proviamo più gioia ad avere segreti, a meno che non si tratti di quel genere di segreti in grado di esaltare il nostro ego attirando l´attenzione dei ricercatori e degli autori dei talk-show televisivi, delle prime pagine dei tabloid e delle copertine delle riviste su carta patinata.
Il trionfo dell’esibizionismo nell’era dei social network, Zygmunt Bauman
La traduzione di un bellissimo pezzo del sommo Bauman sullo stato attuale e diffuso di rete all’interno dei socialnetwork. Da leggere tutto d’un fiato.