@Tommaso | .Questo non è un Blog.



Tommaso Sorchiotti è Creative Digital Strategist o, se volete, Social Media Activist, che di per se non significa niente ma funziona sempre in riunione con i clienti.
Il ragazzo è sveglio, si applica e studia - come dicevano i suoi insegnanti a scuola - e si occupa di Digital, Branding e Social Media.
Profeta del Microblogging, del Personal Branding e del Geolocal in Italia e a detta di molti *primo tumblero italiano*, cerca di diffondere la Cultura della Rete come docente, autore, relatore, consulente.
Tommaso ha l'ambizione di arrivare prima degli altri sui Nuovi Trend di Internet e spesso, non si sa come, ci riesce.
E' connesso ad Internet per soli tre quarti della sua giornata. Cosa faccia nel resto del tempo non si sa.
Adora la cucina etnica, i cani, far sorridere le persone e sorridere quando è solo, la tecnologia hackerabile, le passeggiate nel bosco e le ciaspolate di notte, le serie tv americane, gli sport estremi che poi tanto estremi non sono, lo snowboard, il surf, il kitesurf e le tavole del genere, le sfide, le persone presuntuose e ambiziose.
Non sopporta i gattini ed Hello Kitty in particolare, le attese e le file (non più: ho trovato il trucco!), i suoni gutturali, il disordine, i superficiali e gli ipocriti, quelli che gli dicono come fare le cose, le bionde svampite e chi scrive male il suo nome.

Per saperne di più potete guardare qua

Il modo più semplice per contattarlo è l'e-mail


In questo periodo sta lavorando su:
#Selfie - #BigData - #SocialFunnel - #SocialMediaPolicy - #LeadGeneration - #ExecutiveBranding - #Mobile - #App
Recent Tweets @Tommaso
Hanno meritato un Like:
Meritano di essere seguiti:
Posts tagged "morte"

Così era all’inizio, poi cosa è successo?

Che un piccolo gruppo di persone con qualcosa da dire ha invogliato una massa sformata di altre persone a fare lo stesso: tantissimi hanno pensato figo, lo faccio pure io. E lo hanno fatto. Ma come emulazione dovuta ad una fascinazione, non come volontà reale.

I creatori di contenuti nei blog sono stati ammirati – e se non c’eravate vi posso assicurare che quattro o cinque anni fa l’adorazione delle micro o macro blogstar era qualcosa di estremo e assurdo, perfino io ricevevo email di gente che mi chiedeva di spiegargli il senso della vita – ammirati da un pubblico più o meno piccolo a seconda dei casi. Ora capiamoci, l’ammirazione per chi fa qualcosa in pubblico è sempre esistita, solo che nel caso dei blog l’ammiratore poteva diventare nel giro di cinque minuti simile all’oggetto della sua ammirazione, semplicemente aprendosi pure lui un blog. E poteva andare avanti a scribacchiare emulando per qualche mese, fino a quando poi la vena si esauriva e il blog veniva abbandonato.

Ecco, l’ondata pazzesca che si è verificata intorno al 2006 è stata causata proprio dalla libertà di accesso al mezzo: tutti potevano farlo ma non tutti – e questo è il punto – avevano bisogno di farlo. Se ne sono accorti col tempo quando il blog gli è morto fra le mani.

Quindi Sì, i blog sono morti: ma in larga parte sono morti quelli che non dovevano neanche nascere. In altri casi invece hanno descritto un percorso di vita personale ben limitato, e quando questo è finito, sono finiti pure loro.

della morte dei blog « rafeli blog – il diario delle piccole cose

un post da leggere e rileggere per intero
(grazie a Prezzemolo)

Emotional Art Project Drawing Attention to One’s Life Objectives

Ecco, io non saprei dove iniziare. Poi uno dice “tanto c’è tempo”. E comunque installazione illuminante