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Così era all’inizio, poi cosa è successo?
Che un piccolo gruppo di persone con qualcosa da dire ha invogliato una massa sformata di altre persone a fare lo stesso: tantissimi hanno pensato figo, lo faccio pure io. E lo hanno fatto. Ma come emulazione dovuta ad una fascinazione, non come volontà reale.
I creatori di contenuti nei blog sono stati ammirati – e se non c’eravate vi posso assicurare che quattro o cinque anni fa l’adorazione delle micro o macro blogstar era qualcosa di estremo e assurdo, perfino io ricevevo email di gente che mi chiedeva di spiegargli il senso della vita – ammirati da un pubblico più o meno piccolo a seconda dei casi. Ora capiamoci, l’ammirazione per chi fa qualcosa in pubblico è sempre esistita, solo che nel caso dei blog l’ammiratore poteva diventare nel giro di cinque minuti simile all’oggetto della sua ammirazione, semplicemente aprendosi pure lui un blog. E poteva andare avanti a scribacchiare emulando per qualche mese, fino a quando poi la vena si esauriva e il blog veniva abbandonato.
Ecco, l’ondata pazzesca che si è verificata intorno al 2006 è stata causata proprio dalla libertà di accesso al mezzo: tutti potevano farlo ma non tutti – e questo è il punto – avevano bisogno di farlo. Se ne sono accorti col tempo quando il blog gli è morto fra le mani.
Quindi Sì, i blog sono morti: ma in larga parte sono morti quelli che non dovevano neanche nascere. In altri casi invece hanno descritto un percorso di vita personale ben limitato, e quando questo è finito, sono finiti pure loro.
della morte dei blog « rafeli blog – il diario delle piccole cose
un post da leggere e rileggere per intero
(grazie a Prezzemolo)
Emotional Art Project Drawing Attention to One’s Life Objectives
Ecco, io non saprei dove iniziare. Poi uno dice “tanto c’è tempo”. E comunque installazione illuminante