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Jonathan Hobin Re-Creates the World’s Most Infamous Tragedies with Children
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Colto dal classico raptus di psicologia inversa dopo il post di gluca, ho deciso di mettere nero su bianco le motivazioni che guidano la mia idiosincrasia per ogni tipo di infografica. Quelle enormi immagini colorate che raccolgono, nella maniera scientificamente più scomoda ma graficamente più gajarda possibile, numeri, dati e informazioni. E’ più di un anno che il popolo della Rete, nel tentativo di sostituirsi al sagace pubblico dell’isola dei famosi, impazzisce dietro disegnini di sintesi e rappresentazioni visive. E’ ora di smetterla di farci trattare da celebrolesi! E’ il momento di liberare lnternet da questa aggraziata piaga!
<Intermezzo serio>
Da qualche tempo *quelli veramente bravi* parlano di Cultura Snack evidenziando come i diversi prodotti di intrattenimento e informazione vengano distribuiti in micro pacchetti, immediati e semplici da fruire, come fossero merendine fresh & tasty.
Di fatto semplicità e immediatezza non son sempre amiche della completezza e della scientificità. Per cui la brutale sintesi di dati e informazioni sostituisce sempre più spesso la lettura di contenuti ricchi e articolati.
</Intermezzo serio>
Anche per questo il fronte del no e il movimento di liberazione dalle infografiche si fa sempre più numeroso. Dopo la task force sulle startup pare che le infografiche siano il secondo punto all’ordine del giorno del ministro Passera.
Ma ecco 10 autentici motivi per cui rinnegare le infografiche:
Motivazioni serie e semiserie non fanno riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti. Spero che nessuna infografica si senta offesa dall’elenco.
E ora, se mi volete veramente male, fate l’infografica di questi 10 punti!