@Tommaso | .Questo non è un Blog.



Tommaso Sorchiotti è Creative Digital Strategist o, se volete, Social Media Activist, che di per se non significa niente ma funziona sempre in riunione con i clienti.
Il ragazzo è sveglio, si applica e studia - come dicevano i suoi insegnanti a scuola - e si occupa di Digital, Branding e Social Media.
Profeta del Microblogging, del Personal Branding e del Geolocal in Italia e a detta di molti *primo tumblero italiano*, cerca di diffondere la Cultura della Rete come docente, autore, relatore, consulente.
Tommaso ha l'ambizione di arrivare prima degli altri sui Nuovi Trend di Internet e spesso, non si sa come, ci riesce.
E' connesso ad Internet per soli tre quarti della sua giornata. Cosa faccia nel resto del tempo non si sa.
Adora la cucina etnica, i cani, far sorridere le persone e sorridere quando è solo, la tecnologia hackerabile, le passeggiate nel bosco e le ciaspolate di notte, le serie tv americane, gli sport estremi che poi tanto estremi non sono, lo snowboard, il surf, il kitesurf e le tavole del genere, le sfide, le persone presuntuose e ambiziose.
Non sopporta i gattini ed Hello Kitty in particolare, le attese e le file (non più: ho trovato il trucco!), i suoni gutturali, il disordine, i superficiali e gli ipocriti, quelli che gli dicono come fare le cose, le bionde svampite e chi scrive male il suo nome.

Per saperne di più potete guardare qua

Il modo più semplice per contattarlo è l'e-mail


In questo periodo sta lavorando su:
#Selfie - #BigData - #SocialFunnel - #SocialMediaPolicy - #LeadGeneration - #ExecutiveBranding - #Mobile - #App
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MOTION SILHOUETTE
motion-silhouette.tumblr.com
Designer,Illustrator:megumi kajiwara megumikajiwara.tumblr.com
Designer,book bind:Tatsuhiko Niijima tn-bookshelf.tumblr.com
Movie Director:Kyotaro Hayashi kyoutaro-works.tumblr.com
Music:Ryu Matsuyama ryumatsuyama.com

Avevo “scoperto” Jessica Hagy e il fantastico Indexed diverso tempo fa. Mi aveva colpito così tanto che contattai l’autrice per chiederle di utilizzare nell’aggiornamento del libro dedicato al Personal Branding i 10 passaggi che aveva pubblicato, tradurli e spiegarli.

L’autrice, ringraziandomi infinitamente, mi ha anticipato l’uscita del suo libro e l’impossibilità di utilizzare quei contenuti in un testo differente. Ora che il libro è uscito non posso che consigliarlo vivamente. 10 dollari ben spesi. Io aspetto la mia copia, ordinata dieci minuti fa.

L’autrice ha aperto un tumblr per il libro (note to self: add in my to-do list!)

It started with the “How to Be Interesting” post on Forbes.com that went viral, attracting over 1.4 million viewers so far, with tens of thousands liking, linking, and tweeting the article. I was pondering personal assets in business, modern virtues if you will. I thought that being interesting was the greatest one. It’s more vital than hustle or education, more important than good networking. It’s a core attribute that draws people toward each other, and greases the wheels of love and commerce and politics. From that point, I noodled out what it meant to be interesting: and those ideas are now this book.

For more info, pop over to the book’s page.

You can get it from any of these spiffy retailers:

Amazon - Indiebound - Barnes & Noble - Powell’s Books

Noi siamo i nuovi consumatori - ha scritto recentemente Craig Mod - siamo i nuovi lettori, i nuovi scrittori, i nuovi editori. Con questa affermazione, Craig, uno dei più affermati book designer e una delle voci più attente all’innovazione nel mondo dell’editoria, non dice una cosa nuova.
Già nel 2005 Kevin Kelly, un altro gigante dell’analisi del mondo contemporaneo, aveva scritto su «Wired» che entro una decina di anni tutti scriveremo il nostro libro, comporremo la nostra canzone e produrremo il nostro film.
Se vogliamo provare a ricostruire il senso di una cultura che sta iniziando a funzionare in un modo nuovo, questa è una delle possibili narrazioni. La tecnologia, che per anni abbiamo trattato come una sottocultura per «appassionati di computer» - magari anche un po’ sociopatici - sta abilitando milioni di persone a produrre contenuti.
Detto in un altro modo, i costi di pubblicazione e di distribuzione tendono a zero. E l’accesso ai prodotti culturali sta diventando più semplice ed economico.

Veniamo da secoli in cui l’informazione (in tutte le sue forme, anche più universali, dal libro alla notizia) era un bene scarso. Era costosissimo produrla e distribuirla, farla circolare fisicamente, dare ai cittadini la possibilità di incontrarla. Tutta l’industria culturale si era disegnata intorno a questo limite funzionale. Un canale televisivo costa, un giornale è una grande avventura imprenditoriale, il vantaggio competitivo di un grande editore era la capacità di distribuire fisicamente un libro in tutte le librerie.

Poi nel giro di pochi anni, straordinariamente pochi, questo modello è andato in crisi. È cambiato il nostro modo di informarci e di leggere, abbiamo fatto amicizia con YouTube, il giornalismo sta imparando dai blogger la grammatica della Rete.

Quello che ci manca è il dominio dei linguaggi espressivi. Posso produrre facilmente un video, ma non è detto che io sappia farlo. Posso mettere in vendita il mio libro, ma non è detto che io sappia scrivere. Qui subentra un altro fattore critico: la maggior lentezza della cultura rispetto alla tecnologia. Ma - lo abbiamo visto accadere con i blog e con il self-publishing negli Stati Uniti - la Rete diventa una formidabile comunità di pratiche. Si osservano i casi di successo, si condividono dati e consigli, si guarda a ciò che fanno i migliori. E si cresce.

Così l’idea stessa di alfabetizzazione tende a diventare più complessa. In un mondo come quello contemporaneo, essere alfabetizzati non significa più solo saper leggere e scrivere. Significa, piuttosto, essere in grado di navigare tra le informazioni, di usare nuovi strumenti, di saper riportare su se stessi il ruolo di «mediazione culturale» che prima delegavamo ai pochi che erano abilitati a diffondere cultura.

In tempi veloci come i nostri, il purista è per definizione un conservatore.

La Stampa - L’età dell’abbondanza (di informazioni)

Granieri in un bellissimo pezzo da leggere tutto d’un fiato. Un pezzo da far studiare a professori e studenti in tutte le scuole.

I will judge you by the books you read. (via)

Internet ha proiettato fuori dalle mura scolastiche tutte le discipline del sapere, e continuare a tentare di incorniciarle dentro metodi di apprendimento già superati non potrà portare molto lontano. Apple non ha indicato il futuro questa volta. Gli insegnanti che con la rete già lavorano lo sanno bene. Mai come oggi c’è stata una tale quantità disponibile di contenuti per imparare. E il problema di chi insegna non è avere modi più semplici per pubblicarli – quello semmai è un problema degli editori – ma avere un modo più semplice per trovarli, riconoscerne la qualità e poi condividerli.

L’errore di Apple » Elena Favilli

Dalla content curation alla trasformazione del ruolo degli insegnanti in aggregatori e co-produttori di conoscenza: ottime riflessioni sul futuro dell’educazione

Come si fa un blog 2.0

Creare un blog é operazione di cinque minuti, gratuita e aperta a tutti. Eppure, pochi altri strumenti hanno avuto un impatto altrettanto forte e una diffusione altrettanto pervasiva. Il motivo, tutto sommato, é semplice: la crescita prodigiosa delle capacità offerte dalla tecnologia ha incontrato nuove sensibilità e richieste sociali.

Le persone desiderose di partecipare ed esprimersi sono sempre più numerose, e il blog ha soddisfatto questa esigenza. Come un foglio bianco, un “blog” permette a chiunque di pubblicare qualsiasi cosa. E ciascuno puo’ farne quel che vuole. Un diario, un magazine, un luogo per dibattiti politici o sportivi, eccetera. Il libro spiega che cos’é e com’é fatto un blog e, in particolare come creare e gestire il proprio blog, personalizzarne l’interfaccia, pubblicare contenuti, incontrare nuovi lettori, entrare nella comunità dei blog.

Personal Branding

Con il termine Personal Branding si definisce il processo di creazione e gestione del proprio Brand, inteso non solo dal punto di vista professionale ma anche come somma di tutti quegli elementi che rendono unica una persona. Il Personal Branding è il vero motivo per cui un cliente, un datore di lavoro o un partner sceglie te al posto di un altro, un tuo progetto in luogo di quello di un tuo competitor. In ogni riunione, telefonata, email, tutti gli scambi che intercorrono con altre persone servono a creare, rafforzare o modificare la tua immagine. Bastano pochi secondi per trasmettere una prima impressione. Ma non è questo che conta, è quello che riuscirai a fare di questa impressione che determinerà il tuo successo.

Tutte queste dinamiche assumono nuove prospettive in Internet. Prova a googlare il tuo nome e guarda cosa succede. Ora immagina partner, colleghi, clienti attuali e potenziali, conoscenti e amici che fanno lo stesso. Riesci a comunicare la tua professionalità, coerenza e personalità? La Rete è il nuovo ufficio di collocamento! Facebook, MySpace, Twitter, LinkedIn, Xing: esistono servizi dove si incontrano i migliori professionisti di ogni settore e spazi nei quali le persone si incontrano, dialogano costantemente, fanno business. Essere consapevole e riuscire a gestire al meglio la tua immagine e il tuo Brand online, rafforzerà la tua reputazione e aiuterà la tua rete di contatti a crescere. Se sarai in grado di cogliere questa opportunità, migliorerai di molto il tuo percorso di carriera, la possibilità di fare business, di confrontare idee e progetti e raggiungere i tuoi obiettivi.

Se vuoi dare un’occhiata al libro ci sono a disposizione l’indice ed il primo capitolo.

Update: a Maggio 2013 è uscita la seconda edizione

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Il personal branding è il processo per identificare, coltivare e comunicare nella maniera più efficace possibile la ragione per cui un cliente, un datore di lavoro o un partner dovrebbero scegliervi al posto di qualcun altro. Fare personal branding significa impostare una strategia per individuare i propri punti di forza, quello che vi rende unici e differenti rispetto ai vostri concorrenti, e per comunicare in maniera efficace cosa sapete fare, perché lo fate, come lo sapete fare e quali benefici siete in grado di offrire. Questo libro si trova nella collana Hoepli dedicata al mondo del Web 2.0 per un motivo ben preciso: Internet – e in particolare i social media – sono il “doping” del personal branding e lo hanno rivoluzionato completamente. I protagonisti della Rete moderna sono gli utenti, siete voi, siamo tutti noi… Quello che un tempo era privilegio di pochi, ossia la possibilità di produrre, distri- buire e promuovere una propria idea o creazione, è ora a disposizione di tutti. Senza comprendere la rivoluzione che è avvenuta in questi anni si correrebbe infatti il rischio di uniformarsi al peggior nemico del personal branding: l’autopromozione!

Fare Business con i Social Network - Personal Branding

L’aggettivo “personal” ha acquisito un’importanza crescente man mano che perdeva senso l’aggettivo che aveva fatto la storia del primo Novecento: “massa”. La produzione di massa, il consumo di massa, i mass media erano progressivamente sostituiti dalle prime innovazione della società della conoscenza, con i robot alla produzione, la moltiplicazione delle gamme di prodotti, la creazione di nuovi media sempre più orientati a target specializzati. La tendenza alle personalizzazione andava di pari passo con la crescita del valore immateriale nell’economia. E la parola “personal” assumeva un significato profondo in questo contesto.

Emergeva una categoria di professionisti, artigiani, imprenditori che facevano leva sulle loro qualità individuali. Che andavano narrate, ma anche riconosciute dai loro interlocutori. Per Richard Florida era la cosidetta “classe creativa”, definita dalle attività svolte: ricerca, marketing, informazione e così via. Ma la loro forza sul mercato discendeva dalla capacità della società di valutarne il valore. La loro biografia diventava elemento centrale del modo in cui veniva definito il loro valore. La loro unicità non poteva essere speigata sinteticamente se non trasformando il loro nome in una sorta di marchio. Ci sono voluti molti anni perché questo fenomeno trovasse un nome: “personal branding”.

Una volta definito, questo carattere specifico del modo in cui le singole persone competono nell’economia della conoscenza, ha assunto una dinamica propria. E se ne sono codificate le tecniche, gli obiettivi, gli strumenti di misurazione.
(prefazione di Luca De Biase)

A settembre 2011 è uscito un ottimo manuale sul turismo e sulla sua comunicazione online dal titolo Viaggi in Rete. Dal nuovo marketing turistico ai viaggi nei mondi virtuali (editrice Franco Angeli, curato da Roberta Milano e Mario Gerosa) che contiene un mio capitolo dedicato a Foursquare e Geolocalizzazione dal titolo “La geolocalizzazione apre nuove prospettive al turismo”.

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I Selfie sono diventati in pochi mesi da pratiche circoscritte a ragazzini narcisi e insicuri a un fenomeno di costume. L’espressione Selfie esiste dal 2002, ma la consacrazione dell’Oxford Dictionary come parola dell’anno 2013 ne ha decretato la definitiva popolarità: la prova, sotto gli occhi di tutti, è nell’incremento del 17.000% nell’uso della parola nei siti web, nei magazine e nei media in genere.
Dopo essere stata sdognata da VIP e celebrities, ogni persona dotata di uno smartphone si è scattata almeno una selfie!
Ma cos’è di preciso? Perché non è un semplice autoscatto?
Cosa spinge le persone pubblicare il proprio viso?
Quali significati ci sono dietro ogni singolo scatto?
Quale sarà il futuro dell’identità online di ogni persona?
In che modo i selfie sono sfruttati dalle aziende per fare marketing?
Il libro propone un percorso per iniziare a rispondere in maniera approfondita e dettagliata a questi ed altri interrogativi.
In questo libro Tommaso Sorchiotti e Alessandro Prunesti, per primi in Italia, analizzano il fenomeno da diversi punti di vista, non accontentandosi delle spiegazioni e delle analisi riduttive dei media sul tema.
E nella sezione finale del testo è possibile trovare:
- le selfie più famose
- le selfie più assurde
- le migliori App per realizzare le proprie selfie
- i 10 consigli per fare selfie perfette
..e altro ancora per iniziare a entrare, capire e vivere questo nuovo linguaggio di comunicazione.

Il quinto libro e’ in progettazione in questo periodo :)

Pasticci e Colori è un libro educativo. Non il solito libro dove colorare, seguire le linee e ricreare storie, oggetti e cose. E’ un libro di Hervé Tullet e pubblicato da Rizzoli, che nobilita lo scarabocchio inteso come libera espressione della fantasia.

Un libro per giocare e far sbocciare i fiori, sollevare oggetti molto molto pesanti, sputare fuoco e fare tanti altri pasticci! Come? Ma con gli scarabocchi! Età di lettura: da 3 (a 99 aggiungo io!) anni.

Mostri che mangiano scarabocchi, incendi da spegnere e aspirapolveri depresse che hanno bisogno di disordine. Il sogno di ogni bambino.

Ora scusate ma torno a disegnare scarabocchiare!

[disclosure: nessun blogger è stato maltrattato o omaggiato per la realizzazione di questo post]

Update: la simpaticissima Chiarula che ama scarabocchiare più di me, suggerisce SCARABOCCHI di Taro Gomi giunto alla sua 5° ristampa!

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