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A noi italiani l’olfatto, così come la memoria, funziona a tratti. A volte va, a volte viene. Ci sono quelli che si ricordano solo ora delle malefatte della politica italiana, come se gli sprechi e i privilegi della casta fossero una peculiarità dei governi degli ultimi anni. E ci sono quelli che prima dicono che un pareggio va bene, che “meglio due feriti che un morto”, poi sentono odore di biscotto e allora scatta l’allarme complotto.
Insomma, da ieri l’Italia pallonara dei 56 milioni di allenatori è diventata una gigantesca pasticceria. Per assonanza, il riferimento è a quer pasticciaccio brutto che già è avvenuto nel 2004. Ma prima, spieghiamo per i ‘profani’. Dicesi biscotto (o torta): combine, accordo. Si chiama così perchè quando il doping arrivò nel mondo delle corse equestri, i cavalli venivano drogati con un biscotto alterato.
La parola biscotto dunque è tornata e ci accompagnerà almeno fino a lunedì, se non oltre.
E ci si è messo pure Corluka, terzino croato interrogato sul biscotto: “Chi ha avuto lo scandalo delle scommesse nel proprio
Paese non dovrebbe parlare”.
…
Ecco, appunto. Non pensiamo a biscotti o altri pasticciacci. Pensiamo a battere l’Irlanda senza aspettarci regali dal Trap. Se poi Croazia e Spagna dovessero preferire ferirsi anzichè provocare la morte di una delle due, ci starebbe solo bene. Chissà che questo nuovo biscotto non nasconda proprietà taumaturgiche, in grado di fare recuperare memoria e dignità a chi di dovere.