@Tommaso | .Questo non è un Blog.



Tommaso Sorchiotti è Creative Digital Strategist o, se volete, Social Media Activist, che di per se non significa niente ma funziona sempre in riunione con i clienti.
Il ragazzo è sveglio, si applica e studia - come dicevano i suoi insegnanti a scuola - e si occupa di Digital, Branding e Social Media.
Profeta del Microblogging, del Personal Branding e del Geolocal in Italia e a detta di molti *primo tumblero italiano*, cerca di diffondere la Cultura della Rete come docente, autore, relatore, consulente.
Tommaso ha l'ambizione di arrivare prima degli altri sui Nuovi Trend di Internet e spesso, non si sa come, ci riesce.
E' connesso ad Internet per soli tre quarti della sua giornata. Cosa faccia nel resto del tempo non si sa.
Adora la cucina etnica, i cani, far sorridere le persone e sorridere quando è solo, la tecnologia hackerabile, le passeggiate nel bosco e le ciaspolate di notte, le serie tv americane, gli sport estremi che poi tanto estremi non sono, lo snowboard, il surf, il kitesurf e le tavole del genere, le sfide, le persone presuntuose e ambiziose.
Non sopporta i gattini ed Hello Kitty in particolare, le attese e le file (non più: ho trovato il trucco!), i suoni gutturali, il disordine, i superficiali e gli ipocriti, quelli che gli dicono come fare le cose, le bionde svampite e chi scrive male il suo nome.

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Il modo più semplice per contattarlo è l'e-mail


In questo periodo sto lavorando su:
#Selfie - #BigData - #SocialFunnel - #SocialMediaPolicy - #LeadGeneration - #ExecutiveBranding - #Mobile - #App
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60 secondi di controindicazioni dell’ossessione per se stessi

Quando un’azienda paga un creativo, non paga cinque minuti: paga la sua intera vita. Perché se un vero creativo è stato influenzato, plasmato, trasformato da quello che ha letto, visto, vissuto. Anni di film, videogiochi, fumetti, libri, serie TV, pubblicità, viaggi all’estero, esperienze, corsi, workshop. Quei cinque minuti sono il prodotto inconfondibile di quella persona e della sua esperienza, perché solo quella persona potrà offrirvi quei cinque minuti. Quella vita, quelle esperienze hanno un loro peso, perché rendono quel creativo diverso da tutti gli altri. Per questo non c’è vera concorrenza tra creativi: non andate da Spielberg chiedendogli di fare il Sorrentino, o viceversa. Quindi, care aziende, state pagando qualcosa di unico.

…Così Claudia ha deciso di provare ad andare a vedere di persona: per raccontarlo su Twitter. Si è fatta due conti e ha stilato un preventivo preciso, voce per voce: per stare lì un mese le servono 2600 euro. E li ha chiesti alla rete.
Ha aperto un profilo sul sito www.produzionidalbasso.it e ha messo in vendita quote di 10 dollari. Ora, una delle cose che si dice sempre è che la gente non è disposta a pagare per avere informazioni online, che la rete è il regno del tutto gratis.
Non a caso un esperimento di giornalismo finanziato dal basso (“Spot Us”) un paio di anni fa è silenziosamente fallito.

E invece nel giro di un paio di giorni @tigella ha raccolto 1.160 euro (fino a venerdì 10 febbraio, ndr): sono tante centosedici quote per mandare una non-giornalista a raccontare un evento planetario.
Sono lettori che hanno scelto di pagare non un giornale la mattina, ma il modo di vedere le cose, di lavorare e di raccontarle su Twitter di una persona precisa che si è meritata la fiducia degli altri. Sono la prova che questo mestiere sta davvero cambiando in maniera radicale.
E se facciamo i giornalisti dobbiamo sbrigarci a capirlo.

Se invece siete solo lettori, beh, preparatevi a finanziare il reportage del vostro inviato preferito.