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Jonathan Hobin Re-Creates the World’s Most Infamous Tragedies with Children
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Foto di Antonio
E’ da molto che ci ragiono su e da diverso tempo avrei voluto condividere il mio punto di vista. Ma poi, un po’ per tedio un po’ per pigrizia, non ho mai scritto nulla a riguardo. Ora, complice l’attuale dibattito sulla morte del blog e la processione dei buoni propositi per l’anno appena iniziato, ne approfitto per definire linee guida e modalità di relazione personali dei principali servizi online. Nulla di complesso, solo delle regolette veloci per capire dove mi trovate e come mi relaziono con le persone nei vari servizi.
Questo spazio rimane una delle mie presenze più importanti in Rete. Inutile nascondere quanto ci sia affezionato, nonostante abbia cambiato funzione e quindi uso più volte dal 2007 (sembra un’infinità per i tempi di Internet!).
Non è detto che durante l’anno non cambi tema e non vada a sostituire tommasosorchiotti.com di fatto abbandonato a se stesso negli ultimi tempi.
Non uso molto la dashboard, troppo impegnativo seguire tutti i tumblr dalla bacheca, per cui se non ricambio il follow non significa nulla.
E’ il canale principale dove esprimo quello che mi passa per la testa. Dai link di lavoro, ai pensieri della giornata, dalle opinioni agli aggiornamenti su ciò che mi succede.
Nonostante sia molto meno talebano di una volta, leggo molte meno persone di quelle che mi seguono. A suo tempo scrissi queste precisazioni per chiarire con che approccio mi affaccio a Twitter. La sostanza rimane e tutt’ora faccio fatica a seguire i 200 e passa contatti. Anche se non ricambio il follow leggo ogni mention e cerco di rispondere (se merita).
In questo momento c’è dentro di tutto: amici, conoscenti, contatti, simpatizzanti, lettori di libri, fan, rivali, esattori delle tasse, criceti, zombie e non-morti. Dovrà cambiare perché, anche per lavoro, sto utilizzando sempre più intensamente Facebook e il rumore di fondo diventa tanto.
Probabilmente limiterò le interazioni alle persone con cui condivido più attività, interessi e passioni. Non accetterò richieste di amicizia dagli sconosciuti, che ad ogni modo possono iscriversi agli aggiornamenti pubblici. Già da tempo chiedo alle persone che vogliono aggiungermi, e delle quali non ricordo nulla, di motivare la richiesta. Con risultati tragi-comici.
Ho una pagina pubblica creata un po’ per gioco un po’ per fare alcuni test. E’ indicato chiaramente che si tratta *semplicemente* di una pagina di PROVA. Nonostante questo oltre 40 sciagurati hanno clickato su Mi piace. Si può essere fan di un tipo che ha una pagina di prova? :)
E’ il network professionale che uso con più costanza. Ho solo contatti incontrati di persona, con i quali ho collaborato o che sono rilevanti per qualche attività che seguo. Generalmente non accetto a priori quelli che nel nome hanno 500+ o >1k. Niente di personale, ma non mi interessa diventare uno in più di quei numeri.
Per ora lo osservo da lontano, tra curiosità e scetticismo. Sto aspettando di capire se e come può entrare nei miei spazi. Il mio profilo è quasi congelato. In attesa di.
Se non vi conosco non vi aggiungo. Fa niente che sono un “esperto” di Foursquare e del Geolocal. Il mio utilizzo è da utente medio (anche se ehm ho molti più badge del fondatore del servizio). Per cui se non siamo in rapporti stretti non vi dico dove sono e cosa faccio in ogni momento.
Non è un segreto che lo adoro. Per qualcuno è un phototwitter. Per me è una finestra di intimità sui reciproci mondi. Se avete foto belle vi seguo. E commento. Spesso come un bambino!
Rimane l’archivio delle mie immagini. Ultimamente caricato sopratutto degli scatti da Instagram. Non ho mai frequentato attivamente questo spazio, forse perché sono una capra con la macchina fotografica. Siete liberi di aggiungermi, generalmente ricambio se ci conosciamo o se avete delle belle immagini.
Utilizzo principalmente questi spazi come archivi per i video e per creare playlist tematiche. Al di fuori di questo non frequento molto le varie community. Se volete diventiamo amici ma ha davvero poco senso.
Per lavoro e per passione provo gran parte dei nuovi servizi presenti. Non tutti, ma quasi. Generalmente all’inizio sono molto aperto alle nuove “amicizie” per poi, una volta capito se e come far entrare il servizio nella mia giornata, tornare ad essere meno social. Ad ogni modo capita che faccio nuove amicizie a partire da questi nuovi spazi.
Le mie groupie (ahahaha!) giustamente mi hanno fatto notare che manca all’appello FriendFeed. Dimenticanza legittima dal momento che, nonostante diversi amici sono molto attivi su questo spazio, da tempo trovo irrilevanti le discussioni che nascono all’interno. E per questo durante il 2011 ho progressivamente abbandonato il social network. Trovo quasi più interessanti flame e meme dei miei contatti su Facebook. Per dire.
Da ultimo c’è la posta elettronica. Si, nonostante tutti gli attacchi dei servizi social le email resistono e rimangono attuali. E sempre presenti nella mia giornata. Leggo tutte le mail e rispondo a tutte le mail generalmente in tempi accettabili. Se volete tommasosorchiotti gmail
Ciò che si è acquistato è una rete, non una “comunità”. E le due cose, come si scoprirà prima o poi (a condizione, naturalmente, di non dimenticare, o non mancare di imparare, che cosa sia la “comunità”, occupati come si è a crearsi reti per poi disfarle), si rassomigliano quanto il gesso e il formaggio. Appartenere a una comunità costituisce una condizione molto più sicura e affidabile, benché indubbiamente più limitante e più vincolante, che avere una rete. La comunità è qualcosa che ci osserva da presso e ci lascia poco margine di manovra: può metterci al bando e mandarci in esilio, ma non ammette dimissioni volontarie. Invece la rete può essere poco o per nulla interessata alla nostra ottemperanza alle sue norme (sempre che una rete abbia norme alle quali ottemperare, il che assai spesso non è), e quindi ci lascia molto più agio e soprattutto non ci penalizza se ne usciamo. Però sulla comunità si può contare come su un amico vero, quello che “si riconosce nel momento del bisogno”.
L´area della privacy si trasforma così in un luogo di carcerazione, e il proprietario dello spazio privato è condannato a cuocere nel suo brodo, costretto in una condizione contrassegnata dall´assenza di avidi ascoltatori bramosi di estrarre e strappare i nostri segreti dai bastioni della privacy, di gettarli in pasto al pubblico, di farne una proprietà condivisa da tutti e che tutti desiderano condividere. A quanto sembra non proviamo più gioia ad avere segreti, a meno che non si tratti di quel genere di segreti in grado di esaltare il nostro ego attirando l´attenzione dei ricercatori e degli autori dei talk-show televisivi, delle prime pagine dei tabloid e delle copertine delle riviste su carta patinata.
Il trionfo dell’esibizionismo nell’era dei social network, Zygmunt Bauman
La traduzione di un bellissimo pezzo del sommo Bauman sullo stato attuale e diffuso di rete all’interno dei socialnetwork. Da leggere tutto d’un fiato.