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Ora rischio per passare per un fan CocaCola. Ma il video che gira in queste ore su Facebook - e che magari troverete condiviso ad oltranza dai vostri amici - merita veramente di essere visto.
Il genio - diceva Ezra Pound - è la capacità di vedere dieci cose là dove l’uomo comune ne vede solo una. E dove l’uomo di talento ne vede due o tre.
E’ la capacità di vedere il mondo da un angolatura diversa, mostrando un aspetto che nessuno aveva considerato pur avendolo sotto gli occhi tutti i giorni. E così le odiate telecamere di sorveglianza diventano il diario di momenti belli ed emozionanti, memorabili, gesti di altruismo e di felicità che circondano il nostro quotidiano. Piccole storie di personi comuni, difficile dire quanto autentiche, ma sicuramente di forte impatto.
In un periodo storico nel quale stiamo superando il concetto di privacy, almeno per come l’abbiamo concepito nel secolo scorso, vedere piccoli gesti pieni di significato attraverso gli “occhi” di chi è lì per controllare tramette speranza, fiducia e serenità. Come a dire che la felicità è dietro l’angolo. E le marche hanno tanto bisogno di raccontarsi attraverso sentimenti positivi.
Ma la domanda che ricorre e che mi pongo spesso è: che ha fatto CocaCola per conquistarsi questo spazio? Può una marca raccontarsi al tempo dei social media attraverso storie che non gli appartengono?
La storiella della formula della felicità deve scontrarsi con l’obesità, il junk food e la tassa sulle bevande gassate.
Credits
Client: Coca-Cola
Producer: Landia
Creative Director: Martin Mercado
Music: Supertramp: “Give a little bit”
Archiviato in “pubblicità che funziona su di me”
Il vecchio George Orwell aveva capito tutto, ma al rovescio.
Il Grande Fratello non ci osserva. Il Grande Fratello canta e balla. Tira fuori conigli dal cappello. Il Grande Fratello si dà da fare per tenere viva la tua attenzione in ogni singolo istante di veglia. Fa in modo che tu possa sempre distrarti. Che sia completamente assorbito. Fa in modo che la tua immaginazione lentamente avvizzisca. (…)
Se tutti quanti ci ritroviamo con l’immaginazione atrofizzata, nessuno mai costituirà una minaccia per il mondo.