@Tommaso | .Questo non è un Blog.



Tommaso Sorchiotti, ormai 30 e quasi 3 anni, è Creative Digital Strategist o, se volete, Social Media Activist, che di per se non significa niente ma funziona sempre in riunione con i clienti.
Il ragazzo è sveglio, si applica e studia - come dicevano gli insegnanti a scuola - e si occupa di Digital, Comunicazione online e Social Media.
Profeta del Microblogging, del Personal Branding e del Geolocal in Italia e a detta di molti *primo tumblero italiano*, cerca di diffondere la Cultura della Rete come docente, autore, relatore, consulente.
Tommaso ha l'ambizione di arrivare prima degli altri sui Nuovi Trend di Internet e spesso, non si sa come, ci riesce.
E' connesso ad Internet per soli tre quarti della sua giornata. Cosa faccia nel resto del tempo non si sa.
Adora la cucina etnica, i cani, la tecnologia hackerabile, le serie tv americane, gli sport estremi che poi tanto estremi non sono, le sfide, le persone presuntuose e ambiziose.
Non sopporta i gattini, le file in genere, i suoni gutturali, il disordine, i superficiali e gli ipocriti, quelli che gli dicono come fare le cose, le bionde svampite e chi scrive male il suo nome.

Per saperne di più potete guardare qua

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Recent Tweets @tommaso
Hanno meritato un Like
Meritano di essere seguiti:

ehm, l’italia in sintesi.

(via stripeout)

The World’s Number One Brand of Homeless Apparel. Douchebag si nasce.

[via]

“Se qualcuno vi si avvicina con un dono e voi non lo accettate, a chi appartiene il dono?”, domandò il samurai. “A chi ha tentato di regalarlo”, rispose uno dei discepoli.

“Lo stesso vale per l’invidia, la rabbia e gli insulti”, disse il maestro: “Quando non sono accettati, continuano ad appartenere a chi li portava con sé”.

un saggio amico su fb

First Taste racconta in slow motion le reazioni di alcuni bambini che assaggiano per la prima volta diversi cibi dal sapore molto definito, come le acciughe, il Vegemite, il limone, lo yogurt, le cipolle sott’aceto, i cetrioli. Il video è stato creato da Saatchi & Saatchi e Heckler per TEDxSydney 2013.

[tnx]

Quando Tumblr era appena agli inizi, Fred Wilson pensava che il fatto di non avere un sistema per fare commenti sul social network fosse sbagliato. Ancora oggi, infatti, l’unico modo per mettere i commenti è installare Disqus. Wilson lo aveva fatto notare più volte a David Karp, il fondatore e amministratore delegato della società, ma lui era stato irremovibile.

Karp voleva che Tumblr fosse un luogo pieno di positività, per questo per interagire con gli altri puoi segnalare un post che ti piace cliccando su un cuore (mentre non puoi segnalare un post che non ti piace); puoi ribloggarlo, aggiungendo eventualmente un commento che finisce nel tuo blog; oppure puoi mandare un messaggio privato al suo autore. Secondo Karp, tutto questo avrebbe allontanato le discussioni fuori luogo.

Oggi che Tumblr è un social network di successo che ospita 106 milioni di blog, Fred Wilson si è reso conto che David Karp aveva ragione: “Io volevo che progettasse qualcosa di simile a WordPress o Typepad, ma lui aveva in mente un’idea diversa. Ha fatto bene a seguire il suo istinto”.

Internazionale » Carta bianca » Seguire l’istinto

La politica 2.0 ha inglobato lo spettacolo e il populismo nel suo DNA e non ha più bisogno di far esplodere stazioni dei treni nelle città ribelli; le basta controllare gli sceneggiati sui canali in chiaro e i trending topic di Twitter, per poi dare contentini di paglia agli elettori mentre continua a lavorare indisturbata per una società sempre più diseguale e ingiusta.

Troppo facile così.

raucci:

…amen.

9gag:

The only time in history when a “like” could actually save a life.

Concerto del 1° Maggio - Istruzioni per l’uso

shortology

Mi pare che ora abbiano tutti paura di ogni più piccola e isolata critica. Mi capita spessissimo, da anni, di parlare con grandi giornalisti, direttori, imprenditori affermati, tutti agitatissimi dall’intensità e dalla violenza dei commenti online, o di quello che leggono su di loro su questo o quel blog. Mi pare che la mano sia continuamente trattenuta, nello scrivere, nel dire la propria, o nel fare la propria, dalla disabitudine a questa frequenza di feedback e giudizi, che intimorisce. E alla fine limita. Sono abbastanza certo che in altri tempi avremmo detto più liberamente e serenamente cose che oggi, se pure diciamo o scriviamo, condiamo con mille distinguo, premesse, contrappesi dialettici volti a parare preventivamente le obiezioni e le critiche che già ci figuriamo.

Less Apps, more Apples. Genious!

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